Villaggio protostorico di Sorgenti della Nova

Il territorio della media valle del fiume Fiora deve molto alla prof. Nuccia Negroni Catacchio, archeologa dell'Università degli Studi di Milano. La prof. Negroni, che ha diretto anche gli scavi delle necropoli della Cultura di Rinaldone, ha riportato alla luce la collina sulla quale, tra i secoli XI e IX a.C. (fine dell'età del Bronzo e inizio dell'età del Ferro), fiorì l'abitato di Sorgenti della Nova (Farnese, VT).
I risultati dello scavo furono pubblicati dalla prof. Negroni (nel 2007) in un libro in collaborazione con l'archeologo Massimo Cardosa.
Il sito viene tutt'ora interessato da scavi archeologici annuali.
Si deve a questi ricorrenti interventi se il sito italiano più grande che si conserva, per il periodo proto-villanoviano, è ancora integro e fruibile da parte del pubblico.
Dal libro ricaviamo importanti informazioni sulle antiche popolazioni della media valle del Fiora utili per la conoscenza delle popolazioni dell'Italia centrale, ma anche per ricostruire come e quando si sia formata la civiltà etrusca.
Il fiume Fiora divide due aree geologiche diverse; la riva sinistra con terreni vulcanici scavati e modellati dai fiumi e la riva destra composta da rocce sedimentarie di più antica origine. In uno sperone di roccia tufacea, sulla riva sinistra del Fiora (nel comune di Farnese), sopra una collina compresa tra due torrenti che scorrono e si incrociano alla sua base, una folta comunità visse senza interruzioni per oltre due secoli.
Verso la metà del secondo millenio, forse per l'affacciarsi di nuovi pericoli, le comunità umane si ritirarono in luoghi collinari, meglio difesi naturalmente, come possono essere le colline tra due fiumi, dove le opere di difesa devono essere costruite nella sola parte a monte.
Queste condizioni esistevano sulla collina di Sorgenti della Nova, che non fu l'unico insediamento di quel tipo nell'area, altri furono: Poggio Buco, Crostoletto di Lamone, l'Elceto sui monti della Tolfa.
Per la scelta del luogo da parte di quella comunità, fu naturalmente determinante la presenza di una sorgente ricca di acqua, che ancora sgorga alla base della collina alimentando il torrente che porta il nome del sito.
Oltre ai centri riportati, esistevano sul territorio altri centri minori le cui tracce sono state cancellate, specialmente nel secolo scorso, dalle lavorazioni agricole eseguite con aratri che affondavano nel terreno.
La scoperta del sito di Sorgenti della Nova si deve all'archeologo Ferrante Rittatore Vonwiller che, nell'anno 1938, individuò per la prima volta l'insediamento della Roccaccia, così chiamata per la presenza di una torre risalente al periodo medievale.
Diversi centri abitati attuali della media valle del Fiora (Pitigliano, Sorano e Sovana, nella provincia di Grosseto, e Farnese, in provincia di Viterbo), sono nati su colline ai cui lati scorrono due o tre fiumi che si incontrano alle loro basi. Ricerche archeologiche eseguite nel secolo scorso hanno dimostrato che questi luoghi furono frequentati nella stessa epoca di Sorgenti dalla Nova ed è forse a quel periodo che potrebbe essere fissata la loro espansione.
La presenza di così tanti insediamenti di notevoli dimensioni, insieme ad altri centri minori nella media valle del Fiora, dimostra che l'area fosse popolosa.
Dalle indagini archeologiche emergono i molteplici aspetti di vita della comunità di Sorgenti della Nova, sicuramente simili a quelli di altre comunità d'Italia del medesimo periodo.
Gli abitanti coltivavano i terreni pianeggianti o in leggera pendenza, sopra pianori delimitati da profonde forre vulcaniche. I terreni adatti alla coltivazione erano destinati al pascolo di pecore, capre, bovini. Oltre all'agricoltura la popolazione si dedicava all'attività artigianale e alla metallurgia.
Grazie alla complessità del sito di Sorgenti della Nova, le indagini archeologiche sono state ampie ed hanno riguardato varie parti della collina, dai fianchi scoscesi alla sommità.
L'uomo che vi era insediato spianava la base tufacea per adattarla alla costruzione degli ambienti abitativi e dei servizi. Sono infatti evidenti i fori scavati nel tufo nei quali venivano infisi i pali di sostegno di strutture in legno, pareti e tetti; le tracce scavate nel tufo indicano il posizionamento di pareti e porte di accesso. L'esame di tutte queste tracce ha consentito agli archeologi di ricostruire le dimensioni e la forma delle capanne abitative.
La comunità di Sorgenti della Nova, nel periodo di massima crescita del sito, potrebbe essere stata formata da 1500 persone, quindi una dimesione notevole, tanto che si può parlare di una proto-città.
Dallo scavo sono emersi molti reperti che hanno consegnato uno spaccato di vita di una comunità di fine età del bronzo, non guerriera, ma fondamentalmente agricola.
Sono emerse anche tracce di vita religiosa, in particolare è stato ritrovato, ed è ancora ben conservato, un altare nel tufo alla cui sommità si accede tramite una rampa di scalini; ai margini della rampa e sulla sommità dell'altare sono presenti fori scavati nel tufo, di varie dimensioni e profondità, sulla cui funzione si possono fare solo ipotesi.
Gli archeologi fanno risalire il sito di Sorgenti della Nova alla cultura Protovillanoviana, quella cultura che si diffuse in Italia insieme al rito dell'incinerazione.
Si è detto che gli abitanti abbandonarono la collina nel IX secolo a.C.; si ritiene che nel frattempo, forse per l'arrivo di nuovi gruppi umani dall'area egeo-anatolica sulle aree costiere del Tirreno, fossero sorte e si stessero sviluppando quelle che sarebbero diventate le grandi città costiere degli Etruschi (Tarquinia, Vulci, Populonia, Talamone, Pyrgi).
Gli abitanti di Sorgenti della Nova subirono forse l'attrazione di questa nuova realtà ed abbandonarono la zona che rimase scarsamente popolata fino a che la civiltà etrusca, che aveva occupato le coste e le isole, non si estese ai territori interni.

Fonti

Testi e immagini tratti dal libro "Dalla Preistoria agli Etruschi", Alberto Conti e Giovanni Feo, Edizioni Effigi, Arcidosso, 2016.

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