Il segreto dell’agemina
L'agemina (parola dalle origini meticce: deriva dal latino ‘ad gemina metalla’ e cioè a ‘doppi metalli’ e dall’arabo agamī, ‘straniero’) è una tecnica orafa ben conosciuta dai longobardi con la quale si possono realizzare decorazioni a più colori con metalli differenti). L’agemina è l’incastro di un frammento di metallo nella fessura di un altro (oro o argento) per ottenere una colorazione differente.
I fabbri longobardi avevano una grande maestria e una pazienza immensa: sono stati capaci di ricavare da ferro, ottone e argento raffinati decori geometrici e di stilizzare con bravura figure di animali selvaggi.
Erano artigiani abituati al fuoco e alla fatica. Per ottenere venti grammi di argento erano necessari almeno tredici chili di piombo. Gli artigiani longobardi interravano il piombo grezzo in piccoli pozzi coperti da una cupola di argilla. Era un bassofuoco: riuscivano ad arrostire fino a mille gradi il piombo solo con la forza di mantici a mano. Così si eliminavano le scorie. Poi era il momento della ‘coppellazione’: in un crogiolo riportavano il piombo argentifero a novecento gradi e aspettavano che il metallo aderisse alle pareti di argilla. L’argento, a quel punto, rimaneva sul fondo.
Luca Nejrotti
Testo tratto su concessione dal libro: Musei di Maremma - Il grande Museo di Sorano, Andrea Semplici, Edizioni Effigi, 2016.
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