L’importanza della Biagiola

Il sito de “la Biagiola” racchiude in sé una stratigrafia millenaria che ci racconta la storia delle campagne sovanesi da prima della romanizzazione fino ai nostri giorni. Si tratta di un sito unico per la zona, le cui principali testimonianze archeologiche sono i monumentali sepolcreti etruschi.
L’esplorazione è ancora in corso e ha rivelato solo alcuni elementi, resi più confusi dai continui rimaneggiamenti a cui è stata sottoposta l’area nei secoli, ma gli archeologi sono fiduciosi di potere presto fare chiarezza sui secoli più antichi di utilizzo del sito.
L’importanza de “la Biagiola” risiede nella sua continuità d’uso: dalle strutture in crudo, poggianti su poderosi blocchi di tufo squadrato di età arcaica si passa a una fase di muri in pietra, grezzi, eretti sulle medesime fondamenta. Al di sopra di queste murature, legate con tenace malta mista a frammenti di tufo, si ergono muri più curati e caratteristici, realizzati in blocchetti di tufo: l’opus reticulatum, peculiare della romanità repubblicana.
Se già lo studio di una villa romana sovanese è una grande opportunità per capire l’insediamento nel suo territorio extraurbano nell’Antichità, “la Biagiola” custodisce anche un cimitero altomedievale, prova che, dopo l’abbandono di almeno una parte delle strutture rustiche, la popolazione della campagna continuò a utilizzare il sito. Il rinvenimento di corredi tipici della cultura materiale longobarda è poi una ‘chicca’ per gli storici che nella “Biagiola” hanno trovato le prove tangibili di una presenza longobarda finora solo suggerita dalle fonti.
Il Casalaccio fu poi riutilizzato dopo il Medioevo fino ai nostri giorni: ne sono testimonianza le banchine/mangiatoia e la base per torchio manuale, realizzate riutilizzando i materiali da costruzione romani ed etruschi.
Infine fu definitivamente abbandonato nella seconda metà del XX secolo, in attesa, nella boscaglia, dell’intervento dei ricercatori.

Luca Nejrotti

Fonti

Testo tratto su concessione dal libro: Musei di Maremma - Il grande Museo di Sorano, Andrea Semplici, Edizioni Effigi, 2016.

Copyright

Il testo di questa scheda è coperto da Copyright e ne è quindi vietata la copia, la riproduzione anche parziale o l'utilizzo con qualsiasi mezzo.
Tutte le immagini, se non diversamente indicato, sono di proprietà dell'autore e coperte da copyright.