Teatro Niccolò IV Orsini

Coordinate: 42.682954 N, 11.714542 E
Sorano
Piazza Cairoli

Piccola, grande sorpresa: c’è un teatrino in un angolo di Piazza Cairoli. Il più piccolo d’Italia, assicurano a Sorano. Appena sessanta posti fra galleria e platea. Un luogo di magia. Non appena vi entri, immagini subito un mimo che si muove, con delicatezza, fra le poltrone di raso e lo spazio di un micropalcoscenico. Questo è un teatro nel quale qualunque attore vorrebbe mettersi alla prova.
La Fortezza non era più caserma militare da oltre un secolo. L’Italia si era unita da pochi anni. E i notabili di Sorano non volevano essere da meno della borghesia e nobiltà romana e fiorentina. Volevano un luogo di cultura e vanità. Per questo progettarono e costruirono un teatro, un vero teatro ottocentesco. Una Scala in miniatura. Una teatro-bomboniera. Fu inaugurato, in grande spolvero, nel 1870.
Giochi di geometrie alle pareti, colori forti e vivaci, stucchi e soffitto a cannucciato. La nobilità rurale di Sorano poteva essere fiera di se stessa. Sul palcoscenico arrivarono compagnie itineranti. Per decenni, vi furono rappresentate storie del mondo contadino toscano. Un teatro antico e popolare, cantato in ottava rima, molto diffuso nelle terre di Siena e conosciuto come bruscello (in dialetto senese e fiorentino questa parola indica un arbusto frondoso e agghindato con nastri e fiocchi). Altre compagnie vi hanno, per anni e anni, recitato poemi cavallereschi dell’Ariosto e del Tasso.
Il teatro è stato dedicato a Niccolò IV Orsini. Scelta singolare (e forse dovuta): Niccolò, abbiamo visto, è stato un guerriero sanguinario e le mura di questo teatro sono state testimoni della lotta familiare fra lui e suo padre Giovan Francesco. Ma fu Niccolò a volere che l’antica Rocca fosse luogo familiare e non solo militare.
Il teatro, dopo importanti lavori di restauro, ha riaperto agli attori e al pubblico nel 2004 con i monologhi di Valeria Valeri e Pierpaola Bucchi.

Fonti

Testo tratto su concessione dal libro: Musei di Maremma - Il grande Museo di Sorano, Andrea Semplici, Edizioni Effigi, 2016.

Fotografia di Archivio Effigi [1].

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