Il Romitorio di Sovana è situato vicino al paese, sul fianco meridionale della galleria che porta da Sovana alla necropoli di Sopraripa. I suoi resti testimoniano di un importante, anche se ignoto, insediamento religioso.
Il percorso per raggiungere il sito non è facilmente accessibile in quanto attraversa degli orti appartenenti a privati. L'area è però di notevole interesse, ricca di una varietà di resti sia etruschi che medioevali. Anche qui sono visibili numerose sepolture antiche. Si notano soprattutto tre colombai; cimiteri a loculi appartenuti ai ceti più umili della società etrusca. Accanto ad un grottino, all'interno del sentiero, si apre uno stretto e buio cunicolo. Questi enigmatici passaggi sotterranei vengono attribuiti agli etruschi ma, oltre a ciò, gli archeologi non sanno né perché furono scavati, né se avessero una funzione pratica, in molti casi non si conosce nemmeno dove conducano. E' un mistero irrisolto. Forse erano usati all'interno del culto funerario, è un'ipotesi verosimile, avanzata da qualche studioso.
Risalendo i terrazzamenti del poggio si arriva ad un'alta e perpendicolare parete di tufo. Al di sopra è situata la parte terminale del paese di Sovana, affacciata su questa lunga valle sacra dove si contano una decina di necropoli etrusche, disposte contiguamente lungo i versanti tufacei dei poggi.
Il romitorio
La grande e alta parete di tufo rossiccio venne lavorata e ne furono ricavati sei locali rupestri disposti a schiera.
Il primo, verso ovest, riconoscibile per quello che sembra un altare cubico, dovette ospitare la chiesa del romitorio.
Sulle pareti, erosi e quasi illeggibili, appaiono affreschi trecenteschi raffiguranti dei santi. Le pitture erano di buona fattura, ancora si riconoscono greche e ornati a colori che, un tempo, impreziosivano con toni vivaci la chiesina scolpita nella roccia. Si tratta di una forma di arte sacra che, per lunghe ere del nostro passato, lasciò nel territorio opere d'arte inimitabili, frutto di una visione a metà tra schietto naturalismo e sentito misticismo.
Nella seconda grotta, accanto alla chiesina ruoestre, il locale è segnato da un'architettura complessa, di non facile lettura.
Sul soffitto è scolpito un lungo trave sagomato che potrebbe essere il rilievo scultoreo di una tomba etrusca. Nella grotta, di ampie dimensioni, compaiono numerose nicchie quadrangolari,appaiate, a forma di cornici, il cui interno è vuoto. Una serie di scalini passa accanto a un basso grottino "a forno" e sale verso la parte alta del locale; una seconda parte, più bassa, si trova sotto l'attuale pavimento, ora ricoperto di strati di resti organici depositativi dagli ovini che qui furono alloggiati.
Il complesso rupestre è ricco di svariati tipi di lavorazioni, numerosi grottini si vedono anche all'esterno; di alcuni, interrati, si riconosce un pezzo della volta o l'ingresso semicoperto da terriccio.
Un terzo locale si trova a fianco ai due già menzionati, ed è un ampio colombaio, in parte crollato ma ancora integro nella parte più interna, costellata dalle tipiche cellette parietali.
In questo luogo di eremiti, appena fuori Sovana, l'impressione più immediata che si ricava dal ricco ambiente rupestre è che l'habitat naturale, più i resti della sacralità etrusca, devono aver determinato negli eremiti la precisa scelta di insediarsi in questo sito che, in termini cristiani, fu percepito come ricco di "grazia" e dimora di elevazione spirituale. br>
La fede nella pietra: oratori rupestri nel territorio di Sovana
Testo tratto dal libro "Eremiti e Romitori di Maremma", Giovanni Feo, Editrice Laurum, Pitigliano, 2001.
Fotografie di Maurizio Lippi
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