Il Romitorio di San Sebastiano è situato nel territorio di Sovana, sul poggio sopra la via cava di San Sebastiano, dove si trova una necropoli etrusca di tombe "a camera". Sepolcri sono situati su tutta l'area del poggio ma, quelli più importanti, furono scavati proprio sull'orlo del precipizio, da dove si vede il fondo della via cava.
Ecco allora dei pericolosi sentieri, oggi impraticabili, che si aggirano in cima alle pareti della via cava, profonda una ventina di metri e che conducono agli ingressi dei sepolcri.
Uno di questi sepolcri ha una normale porta d'accesso, scolpita su una grande rupe lungo il sentiero principale che attraversa il poggio.
L'interno fu chiaramente manomesso e ampliato in epoca medioevale. Il soffitto in alto, le numerose aperture per fare entrare la luce, e soprattutto le numerose croci incise nel tufo, indicano che qui sorse il romitorio di San Sebastiano, dal nome della chiesina omonima posta a valle.
Tra i graffiti e le incisioni ne risulta una in particolare: un monte sormontato da una croce. E' un simbolo ben conosciuto e rappresenta il monte Golgota, il monte della Passione. Lo si è ritrovato in alcuni romitori della Maremma (Ischia di Castro) ed è ritenuto il segno distintivo di quelle comunità di eremiti, mai grandi di numero, che forse per prime si stabilirono nei luoghi sacri degli Etruschi.
Gli anacoreti trasformarono l'abbandonato sepolcro in una rustica e semplice abitazione rupestre. Qui cercarono di realizzare l'ideale di una perfetta vita cristiana, secondo i modi di un'ascesi purificatrice. Altro compito che a loro spettava era di cristianizzare le genti locali che, nel medioevo, ancora conservavano non poche tradizioni "pagane", cioè di discendenza etrusca.
Dal romitorio, guardando giù nel profondo baratro della via cava, si scorgono incisioni, graffiti, simboli della fertilità, buchi e nicchie. A metà di una parete sono riprodotti i simboli sessuali di Dioniso, l'etrusco Fufluns (o Pacha) e della Madre-Terra (Uni).
Il ritrovarsi di antiche incisioni "pagane" e cristiane in un medesimo luogo sacro è segno di un alternarsi di credenze e culti che, nonostante il trascorrere dei millenni, ha permesso la conservazione dell'originaria sacralità del luogo.
Testo tratto dal libro "Eremiti e Romitori di Maremma", Giovanni Feo, Editrice Laurum, Pitigliano, 2001.
Fotografie di Progetto Heba onlus.
Il testo di questa scheda è coperto da Copyright e ne è quindi vietata la copia, la riproduzione anche parziale o l'utilizzo con qualsiasi mezzo.
Tutte le immagini, se non diversamente indicato, sono di proprietà dell'autore e coperte da copyright.