Il doppio museo di San Mamiliano e di Palazzo Pretorio
Musei minuscoli. Una sola, straordinaria stanza per ciascuno. Pochi, pochissimi oggetti. Ma reperti di grande bellezza e con una storia eccezionale alle spalle. La chiesa di San Mamiliano e la sala delle udienze di palazzo Pretorio
sono state trasformate in musei che, attraverso la piazza di Sovana, si guardano lun con laltro.
Gli archeologi sono stati pignoli come contabili: sono 498 le monete doro zecchino, i solidi del Medioevo più antico, ritrovati, in un giorno di novembre del 2004, sotto il pavimento della chiesa di San Mamiliano. Un autentico
tesoro.
Questa storia va raccontata: generazioni di contadini sovanesi, per secoli, hanno sognato e cercato una perduta pentola d’oro. Si sapeva che gli antichi abitanti della città, nei tempi bui del V secolo, avevano nascosto un piccolo
tesoro per sottrarlo a banditi e razziatori. Non era mai stato ritrovato. Se ne era perso memoria. Fiorivano leggende su leggende. I vecchi raccontavano delle loro vane ricerche ai nipoti.
Naturalmente questo tesoro era sotto gli occhi di tutti.
Agli inizi del 2000, l’antica chiesa di San Mamiliano era un rudere. Il tetto era crollato, erano state portate via tegole e mattoni. Fino al 1960, qui razzolavano le galline della famiglia Busatti. Era un pollaio, la più antica basilica di Sovana. Nel 2004, finalmente, si trovarono i denari necessari a restaurarla. Le vanghe degli operai non faticarono poi molto a trovare, sotto il pavimento sbriciolato della chiesa, i sarcofaghi di un cimitero dimenticato, le rovine di un edificio termale romano e, in un angolo, una solitaria olla di terracotta alta dodici centimetri. Dentro luccicavano ancora i solidi, il tesoro di Sovana. Due chili e duecento grammi di oro trasformati in monete nelle zecche di Costantinopoli, Ravenna, Milano, Roma, Arles e Salonicco.
Oggi, i solidi sono tornati nel loro antico nascondiglio e San Mamiliano protegge nuovamente il prezioso tesoro dei sovanesi.
Qui si possono osservare anche gli oggetti rinvenuti nella stipe votiva ritrovata allingresso della via cava detta il Cavone: una ventina di reperti in ceramica che raffigurano parti del corpo umano, fantocci maschili e femminili, uteri
di coccio. Gli Etruschi chiedevano alle divinità del tufo grazia per le loro malattie.
L’attenzione però di chi entra in questa sala è attratta da due piccole statue. Un uomo e una donna. Belli, nudi e sensuali. Con le mani legate dietro la schiena. Sono stati modellati in piombo, metallo sacro alle divinità dei morti. Archeologi ed epigrafisti sono sempre stati incuriositi da queste due statuette rinvenute, nel 1908, da un contadino in una tomba della necropoli sovanese. È una strana storia. Forse una storia maledetta. O una storia di tragica malinconia: Romeo e Giulietta degli anni etruschi. Gli archeologi hanno datato al III secolo avanti Cristo le due statue. La tomba era del VI secolo avanti Cristo. Qualcuno si era, dunque, introdotto in un sepolcro antico di tre secoli e vi aveva depositato le due figure in piombo. Era una maledizione? Un malocchio? La condanna spietata di un amore proibito? Gli archeologi abbandonano le regole dell’accademia e sono sicuri che così sia stato. Una storia ancora da raccontare. Sappiamo, da un’incisione, i nomi dell’uomo e della donna: erano Zertur e Velia. Qualcuno un giorno ne scriverà la storia.
Sul lato opposto della piazzetta, entriamo nella sala delle Udienze di palazzo Pretorio. Piano terra. Vi è il centro informazioni del Parco delle Città del Tufo. In un angolo della sala vi è la ricostruzione del frontone del tempio della tomba Ildebranda.
Al piano superiore due vetrine mettono in mostra un corredo da simposio, il banchetto etrusco, costituito da vasi, piatti e calici in bronzo dalle tonalità verdastre rinvenuti nel 1974 durante i lavori di scavo e pulizia del podio della tomba Ildebranda. I materiali furono recuperati all’interno di una piccola camera sotterranea, ancora oggi visibile e sempre sfuggita ai tombaroli, posta sul lato sinistro del dromos che conduce al sepolcro dal soffitto a cassettoni.
§ MUSEI DI MAREMMA - Polo Museale di Sovana . Museo di San Mamiliano
Testi e immagini tratti su concessione dal libro: Musei di Maremma - Il grande Museo di Sorano, Andrea Semplici, Edizioni Effigi, 2016 e da La Maremma dei Musei, Andrea Semplici, Edizioni Effigi, 2012.
Fotografie da Archivio Effigi.
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