La cattedrale di San Pietro e Paolo si erge sul lembo sud-occidentale dello sperone tufaceo che ospita Sovana e si affaccia sulla vallata della necropoli etrusca, dominandola con la propria altera mole. Nonostante l’aspetto attuale risulti essere il frutto di restauri e rifacimenti subiti nell’arco dei secoli, a prevalere è lo stile romanico.
Come gran parte degli edifici locali è quasi completamente costruita in tufo, la cui monotonia cromatica è talvolta interrotta dal bianco del travertino, utilizzato soprattutto per gli elementi decorativi.
Inaccessibile è la facciata, alla quale, nella seconda metà del XII secolo, sono stati addossati il palazzetto vescovile e l’attiguo campanile a pianta quadrangolare.
L’accesso principale è quindi collocato sul fianco settentrionale ed è costituito da un portale lunettato realizzato con lastre di travertino decorate con bassorilievi, in parte di spoglio, eterogenei sia per stile che per soggetti rappresentati. Qui si alternano raffigurazioni antropomorfe, alcune delle quali cariche di significati simbolici, come nel caso della lastra con la sirena bicaudata o di quella con un cavaliere in armi degli stipiti esterni o ancora del concio dell’arcata superiore con la raffigurazione di un orante, e altre con motivi fitogeometrici e zoomorfi.
Il fianco su cui si apre il portale si presenta contraffortato, e tra un rinforzo e l’altro si aprono delle piccole monofore strombate inquadrate da esili colonnine bianche con capitelli corinzieggianti, fonti di luce per la navata laterale sinistra.
Il prospetto esterno dell’abside è scandito da sottili lesene, anch’esse in travertino, con capitelli di un tipo ispirato al composito, che si alternano a mensole dello stesso materiale
L’interno presenta il tradizionale impianto basilicale a tre navate, la centrale larga circa il doppio delle laterali, separate dall’abside da un transetto mononave non sporgente rispetto al corpo longitudinale, cioè uno pseudo-transetto. Diversi sono i sistemi adottati per la copertura dei vari spazi. L’intero corpo longitudinale è coperto da un sistema di volte a crociera costolonate, che si impostano su pilastri cruciformi a pianta polilobata. I bracci del transetto sono invece voltati a botte. Oltrepassandolo, si accede alla zona presbiteriale sopraelevata sulla cripta e coperta da una cupola emisferica su pennacchi, racchiusa da un tiburio esternamente ottagonale.
La piccola cripta sottostante, presenta invece una copertura a volte a crociera prive di costoloni impostate su tozze colonne monolitiche con capitelli scantonati e aniconici. All’interno della cripta è conservata l’urna con le reliquie di San Mamiliano, che la leggenda identifica come l’iniziatore del processo di cristianizzazione del centro maremmano, e che è oggi patrono del paese.
Come i sistemi di copertura anche l’apparato scultoreo della cattedrale appare eterogeneo, sebbene la visione d’insieme risulti armonica e coerente.
Notevole è la varietà formale ed iconografica esibita dai capitelli. Il materiale utilizzato per queste sculture architettoniche è il travertino, eccezion fatta per due capitelli: il primo della navata sinistra e quello istoriato immediatamente successivo. Quest’ultimo mantiene tale unicità anche per quanto riguarda il programma decorativo, per la monocromia del fusto a differenza degli altri che invece presentano una zebratura ottenuta dall’alternarsi di conci in tufo e travertino, e infine per avere colonnette angolari anziché spigoli incassati. Convivono con questo particolare pilastro a fascio dai capitelli istoriati altri a decorazione zoomorfa, fitomorfa, geometrica, scantonati e aniconici, questi ultimi soprattutto nella cripta.
Storia
La storia del vescovado e del Duomo di Sovana è un cruciverba irrisolto.
In effetti, a causa dell'incendio che nel XVI secolo distrusse l'archivio diocesano, mancano le fonti documentarie per ricostruire la storia sia dei primi secoli di vita della diocesi che delle vicende costruttive della cattedrale.
I primi secoli della Diocesi di Sovana
Nonostante la leggenda voglia che l’evangelizzazione di Sovana sia da far risalire al IV secolo ad opera del vescovo palermitano Mamiliano non si hanno notizie certe della presenza di una chiesa matrice a Sovana prima del VII secolo.
Risale infatti al 680 la sottoscrizione agli atti del terzo concilio di Costantinopoli di un «Mauritius episcopus suanensis».
Inoltre esiste un secondo documento, molto successivo, del 1193 nel quale si asserisce che la prima sede della circoscrizione diocesana, i cui confini sarebbero stati fissati da papa Giovanni I, in carica tra 523 e 526, sarebbe stata Acquapendente, "ubi prima fuit sedes soanensis episcopatus".
Da queste due fonti, le sole giunte fino a noi, è plausibile dedurre che nel corso del VII secolo, e in particolar modo probabilmente durante il regno del re longobardo Rotari ( 636 al 652), Sovana avrebbe visto incrementare il proprio ruolo territoriale e sarebbe stata eletta a sede vescovile, ivi trasferita dalla vicina Acquapendente. E quindi a partire dal VII secolo viene attestata l’esistenza di una cattedrale a Sovana.
Ma sulla sua identificazione la storiografia è discordante.
Alcuni storici, come Alfonso Ademollo alla fine dell'Ottocento, hanno interpretato l'attuale cattedrale come frutto di successivi rifacimenti e modificazioni impostati a partire dal pontificato di Gregorio VII sull'originaria costruzione del VII secolo.
Questa tesi è stata però superata dalla critica novecentesca, gran parte della quale, a partire da Mario Salmi, è concorde nell'affermare l'esistenza di due edifici distinti ubicati in zone diverse di Sovana: la cattedrale altomedievale dedicata a San Mamiliano nella piazzetta centrale, della quale non rimangono che resti reintegrati all’interno dell’edificio ristrutturato, e quella attuale dedicata ai Santi Pietro e Paolo appena fuori dal paese, la cui fondazione è da considerare non antecedente al X secolo.
Storia della Cattedrale di San Pietro e Paolo
Per la collocazione storica della fondazione e la ricostruzione delle vicende costruttive sono disponibili solamente una bolla papale e due epigrafi presenti in loco in parte di difficile interpretazione. E' quindi comprensibile il proliferare di tesi diverse da parte degli storici che se ne sono occupati.
Nella bolla di papa Niccolò II del 1061, indirizzata al preposto Vitale, viene ricordato che il vescovo sovanese Ranieri, in carica attorno alla metà del X secolo (dal 963 al 967), aveva fondato la canonica (o il capitolo dei canonici) di San Pietro in Sovana.
Il secondo importante documento pervenutoci è la lapide del XII secolo conservata sulla lunetta del portale d’ingresso della cattedrale, in cui si legge che Pietro, vescovo senese di Sovana, aveva fatto costruire quel portale: «Natus in Urbe Sena/ set presul factus in ista/ Petrus ut he ianue/ sic fierent studuit». La critica è oggi concorde nell’ identificare il citato Petrus con il vescovo scismatico Pietro che presiedette alla cattedra episcopale sovanese dal 1153 al 1175.
Il secondo documento epigrafico da considerare è quello apposto sul muro di rinforzo appoggiato alla parete esterna sinistra del transetto, datato 1248, la lettura del cui testo ha, tuttavia, presentato notevoli problematiche e suscitato numerose diverse interpretazioni.
Dall'interpretazione di questri tre documenti e con l'ausilio dell'analisi dell'architettura e degli apparati scultorei della cattedrale gli storici hanno formulato le loro tesi circa le fasi costruttive che se pur discordanti presentano con qualche approssimazione un minimo comun denominatore che riportiamo di seguito.
La costruzione della cattedrale di Sovana si è sviluppata in tre fasi tra la secoda metà dell’ XI e la prima metà del XIII secolo.
Prima fase - seconda metà dell' XI secolo: I lavori vengono iniziati da Gregorio VII il cui pontificato durò dal 1073 al 1085. La nuova cattedrale viene edificata sopra la preesistente cripta, che alcuni fanno risalire alla seconda metà del X secolo mentre altri la collocano nella prima metà del secolo XI. La prima porzione dell'edificio ad essere realizzata sarebbe quella comprendente la cripta, il sovrastante presbiterio e le rispettive coperture, compresa la cupola emisferica. I lavori si interrompono con la morte di papa Gregorio VII per diverse decine di anni.
Seconda fase - seconda metà del XII secolo: La parte più consistente della cattedrale e della decorazione interna vengono realizzate durante la seconda metà del XII secolo, in particolare durante l'episcopato del vescovo scismatico Pietro. In questa fase, a seguito della costruzione del palazzo vescovile e della torre campanaria addossati alla facciata occidentale, il portale originale d'ingresso viene spostato sul fianco settentrionale dell'edificio.
Terza fase - inizio del XIII secolo: In questi anni vengono costruite le volte a crociera costolonate della navata centrale in sostituzione della copertura originale a capriate.
Le forti spinte delle volte della navata centrale, non previste in origine, ben presto provocarono dei cedimenti ai muri laterali che richiesero degli interventi di consolidamento con la costruzione dei barbacani addossati alle pareti laterali, così come robusti sottarchi erano già stati realizzati a rinforzo degli archi che sostengono la cupola ed il tiburio. L'epigrafe del 1248 secondo alcuni è da riferire a questi lavori di consolidamento eseguiti appunto nella prima metà del Duecento.
Nei secoli successivi il Duomo di Sovana è stato oggetto di numerosi interventi ma, grazie alla povertà delle diocesi, non è mai stato oggetto di cambiamenti significativi ed è giunto a noi praticamente mantenedo l'aspetto che aveva nel Duecento.
Sfortunatamente questa non è la storia di tante chiese nè del paesaggio, una volta incontaminato, della Maremma.
dal Giunco del 11 maggio 2017
Un particolare del Duomo di Sovana è sicuramente rappresentato dal suo orientamento astronomico: il 21 giugno di ogni anno il primo raggio del sole mattutino colpisce la monofora absidale ed attraversando tutta la navata si proietta sulla parete opposta dove è collocata una finta monofora; lo stesso fenomeno si ripete anche nella cripta sottostante. Ciò potrebbe significare che l’orientamento dell’edificio (allineato al solstizio estivo) non risponde alle regole medioevali che volevano l’abside esposto ad est (equinozio); seguirebbe più propriamente invece i canoni delle culture nordiche (celtico-germaniche e/o longobarde).
Testi e immagini tratti su concessione dal libro: Messaggi scolpiti nel tufo - Il Duomo di Sovana e il programma iconografico della decorazione scultorea, Martina Giulietti, Edizioni Effigi, 2014.
Fotografie di Andrea Mearelli.
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