Dalla piazzetta del Poio, con i suoi panorami selvatici verso l’ansa del fiume Lente, si sale alla follia del Masso Leopoldino.
Domina il cuore antico di Sorano, il Masso. È uno scoglio di tufo e assomiglia a una imprendibile fortezza. La sua architettura, naturale e artificiale, è ben strana. Negli anni più lontani del Medioevo, secoli degli Aldobrandeschi e prima ancora dei Bizantini, qui sorgeva davvero una rocca. Alcuni storici sono certi che, fin dal IX secolo, qui vi fosse una fortificazione. Nel ‘500, sicuramente, vi era anche una piccola chiesa, una cappella dedicata a Santa Caterina. Erano costruzioni appese, come per miracolo, a questo sperone di tufo. Per secoli il paese crebbe appoggiandosi a questa roccia scoscesa: alla Biblioteca Nazionale di Firenze è conservato un disegno seicentesco di Antonio Ruggeri dove la rocca è ben aggrappata a questa rupe.
Nel pieno dell’inverno del 1801, il 13 di dicembre, questo masso di tufo si sbriciolò. Una frana imponente travolse la chiesa, scomparvero molte case, morirono decine di soranesi. Si pensò, allora, di abbandonare i quartieri più antichi di Sorano, ma nessuno volle allontanarsi da questo sperone sospeso nel vuoto della valle del Lente. Qui c’erano le cantine, i depositi, la povera ricchezza dei soranesi. Che, non a caso, erano già conosciuti come capaccioli, gente testarda. Ferdinando II di Lorena, granduca di Toscana, decise di salvare Sorano.
Il roccione tufaceo venne trasformato in una sorprendente e nuova architettura: fra il 1820 e il 1822 la rupe venne abbassata, la sommità spianata, i suoi precipizi furono levigati come se fossero le pareti di un immenso caseggiato. Divennero muraglie. I lavori di ‘restauro’ di un picco di tufo vennero completati sotto il governo del granduca Leopoldo II. Per questo l’insolita ‘costruzione’ fu chiamata Masso Leopoldino. I contadini di Sorano tornarono a vivere lungo le sue pareti scoscese. La cima fu spianata e trasformata in un grande terrazzo. Vi è una piccola torre e l’orologio pubblico. Il Masso è stupefacente: assomiglia a una nave corsara, a un veliero immobile sul crinale che domina una grande curva del corso tortuoso del torrente Lente.
Uno stradello selciato aggira il Masso Leopoldino verso occidente. In realtà si attraversano le rovine di antiche case. Nel secolo scorso, negli anni ’60, il vecchio borgo fu abbandonato. Molti abitanti si trasferirono nei nuovi condomini fuori dai confini del paese vecchio. E le abitazioni medioevali, appese ai costoni della rupe, cominciarono a sgretolarsi. ‘All’ora di cena, per mesi, si avvertivano scricchiolii e, spesso, degli schianti’, ricorda una donna del paese. Sorano stava crollando. Alla fine, fu deciso un intervento di salvataggio. Oggi si cammina in quelle che furono stanze e cucine, piccole sale e camere da letto. Sono rimaste le finestre ad affacciarsi sul canyon del Lente.
Testi e immagini tratti su concessione dal libro: Musei di Maremma - Il grande Museo di Sorano, Andrea Semplici, Edizioni Effigi, 2016 e da La Maremma dei Musei, Andrea Semplici, Edizioni Effigi, 2012.
Fotografie di Andrea Semplici.
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