Insediamento rupestre di San Rocco

Coordinate: 42.684325 N, 11.710496 E
Sorano
località San Rocco

Rocco era un santo leggendario. Nato a Montpellier, in Francia, alla fine della prima metà del ‘300, decise, giovanissimo, di compiere un pellegrinaggio verso Roma. Fra il 1367 e il 1368, la peste flagellava l’Italia. Santo e taumaturgo, Rocco, in cammino di fede, lasciò ogni suo bene ai poveri e si dedicò alle vittime dell’epidemia. Era un uomo fragile, piccolo, dalla pelle bianca e i capelli riccioluti: non interruppe il suo viaggio di fronte al pericolo del contagio. I suoi agiografi lo ricordano ad Acquapendente, cittadina non lontana da Sorano. Qui un angelo guidò Rocco fino agli appestati. Lui benedisse i morenti e li toccò: la loro guarigione fu immediata, la peste scomparve.
San Rocco, santo misterioso (è incerta perfino la data della sua canonizzazione, forse avvenuta durante il concilio di Costanza del 1414), divenne popolare. S’invocava la sua protezione in caso di epidemie e catastrofi. Ancor oggi è un santo amato e venerato. Le sue processioni, al Sud d’Italia, sono un tumulto di devozione.
Nel ‘500, gli abitanti di Sorano, probabilmente a seguito di qualche pestilenza, costruirono per San Rocco la piccola cappella che ancora sorge ai confini di questo sperone di tufo sospeso sulla valle del Lente. È probabile che questo fosse già un luogo di sepolture, forse già vi era un edificio sacro. La chiesetta è stata restaurata alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso durante i lavori per la realizzazione del Parco Archeologico “Città del tufo” che comprende la necropoli etrusca di Sovana e gli insediamenti rupestri di San Rocco e di Vitozza. Ogni 16 agosto, giorno del santo, fino alla fine del ‘900, una processione scendeva dal paese fino al corso del fiume Lente, risaliva la via cava e portava fino all’altare della cappella la statua di San Rocco che si trova nella collegiata di San Nicola. Ancor oggi, dopo ferragosto, i soranesi si ritrovano qui per un rito di ringraziamento al santo.
Nei secoli del Bronzo finale, piccole comunità scelsero di vivere su questo pianoro. La rupe che, verso occidente, si affaccia sulla giravolta della valle del Lente è stata usata come necropoli. Ai Pianetti si trovano tombe arcaiche con unico banco di deposizione. Invece, il belvedere di San Rocco è stato abitato, non è mai stato sepolcreto, ma paese troglodita.  Le grotte scavate nel tufo erano case di una piccola popolazione altomedioevale. Erano contadini, uomini dei boschi, avevano animali, cuocevano mattoni in una fornace.
Scelsero questo luogo perché il fiume era vicino e il sole generoso. Culliamo un’illusione: decisero di vivere qui anche per la bellezza di questo canyon. Uno sperone nasconde un bel colombario semicrollato: fu fatto saltare, negli anni ‘90, a causa di un crollo rovinoso che aveva compromesso la sicurezza del ponte che oggi consente di scavalcare il Lente. Un sentiero permette di sfiorare le grotte che guardano verso il paese. L’ultima, la più grande era, in realtà, una fornace. Qui si preparavano rozzi mattoni di argilla. Sono stati ritrovati piccoli depositi di materiali di scarto, frammenti d’impasti di terracotta rossa. Vi è una croce incisa nella pietra.
Si cammina per i sentieri di San Rocco soprattutto per raggiungere l’ultimo contrafforte, il balcone sul fiume e sul paese. Splendida la sky-line di Sorano: appare come un’unica parete saldata alla roccia.

Documentazione fotografica

faccia
Sorano, Insediamento rupestre di San Rocco [2]
facce
Sorano, Insediamento rupestre di San Rocco [3]

Fonti

Testi e immagini tratti su concessione dal libro: Musei di Maremma - Il grande Museo di Sorano, Andrea Semplici, Edizioni Effigi, 2016 e da La Maremma dei Musei, Andrea Semplici, Edizioni Effigi, 2012.

Fotografie di Carlo Bonazza [1] e Archivio Effigi [2,3].

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