Il Convento francescano della SS. Trinità situato a poca distanza dalla frazione di Selva, immerso nel verde dell’abetina omonima sorse alla fine del XV secolo (1488 c.a) per volontà di Guido Sforza.
Secondo la leggenda, il Conte avrebbe affrontato e ucciso da solo un orribile drago (probabilmente un coccodrillo fuggito dalla Peschiera di Santa Fiora) che infestava la zona nutrendosi di pecore e armenti, uccidendo uomini e distruggendo i raccolti. A memoria di questo atto, come ex-voto, Guido volle edificare il convento che fu poi affidato ai francescani e il conte stesso chiese di esservi sepolto alla sua morte, come ricorda la lapide sepolcrale.
All’interno della chiesa (la struttura attuale è del 1770) sono conservate opere d’arte di particolare interesse. L’altare della navata di destra, dedicato alla SS. Trinità, è sormontato da un grande crocifisso in stile robbiano attribuito a Benedetto Buglioni con l’Eterno padre che sorregge il figlio circondato da una mandorla di cherubini.
La predella è suddivisa in tre scomparti con le Stimmate di S. Francesco, la Deposizione di Gesù e S. Girolamo penitente. L’altare della navata di sinistra è dominato dalla pala dell’Assunzione della Vergine con i Santi Girolamo e Francesco, opera di Girolamo di Benvenuto databile 1493 circa (una simile dello stesso autore, proveniente da Grancia località prossima a Grosseto è conservata al Metropolitan Museum di New York). Tra i particolari paesaggistici dello sfondo, nella parte inferiore, si nota Guido Sforza inginocchiato in atto di preghiera. Nel terzo altare è conser-vato un dipinto settecentesco di buona fattura. rappresentante il Bambin Gesù con i santi Antonio da Padova, Bonaventura da Bagnoregio, Lodovico da Tolosa, Leonardo da Por-to Maurizio e Bernardino da Siena. Altra tela settecentesca è quella che si trovava nel coro, con San Francesco in gloria e le sante Chiara ed Elisabetta d’Ungheria, insieme alla pala d’altare sulla sinistra, datata 1774, con l’Immacolata Concezione ed i santi Giuseppe ed Antonio Abate.
Il luogo religioso è immerso in un’area verde di notevole valore ambientale, un biotopo di abete bianco recentemente riconosciuto come Riserva naturale.
All’ingresso meridionale, una fontana in peperino, sul cui frontone spiccano il simbolo sforzesco e lo stemma francescano, raccoglie acque sorgive: una leggenda narra di un papa, forse Onorio III, appartenente alla famiglia Savelli imparentata con gli Aldobrandeschi, che, a seguito di un sogno, sarebbe venuto qui a purificarsi da una grave malattia epidemica.
Testi e immagini tratti su concessione dal libro: Santa Fiora - Invito alla scoperta del centro storico e del territorio, Lucio Niccolai, Edizioni Effigi, Arcidosso, 2009.
Fotografie da Archivio Effigi.
Il testo di questa scheda è coperto da Copyright e ne è quindi vietata la copia, la riproduzione anche parziale o l'utilizzo con qualsiasi mezzo.
Tutte le immagini, se non diversamente indicato, sono di proprietà dell'autore e coperte da copyright.