Dedicato a Santa Chiara, il Convento delle Clarisse (o delle Cappuccine), fu eretto tra il 1610 e il 1640 per volontà della contessa Eleonora Orsini (il cui nome è ricordato nel portale della chiesa), moglie di Alessandro Sforza, conte di Santa Fiora e Duca di Segni, su sollecitazione di Passitea Croci, una mistica senese che, in quegli anni, promosse la costruzione di tre conventi di clausura (oltre a quello di Santa Fiora, uno a Siena e l'altro a Piombino).
Il Convento sorse su un pezzo di basamento di mura a scarpa (ancora ben visibile, in pietra di peperino, con feritoie e un cordolo di pietra che gira intorno) che delimitavano il paese a sud-est, inglobando anche la porta dei "Gobbacci" dalla quale si andava verso le Vigne, Selva e Castell'azzara, e di cui rimane ben visibile traccia della struttura.
La contessa donò al convento una parte del "giardino" (terre e orti) di casa Sforza che le claustrali fecero recingere da un muro, in modo da formare un cortile interno. Il Convento era diviso in due parti con in mezzo la chiesa di Sant'Antonio, originaria pertinenza e coeva della prima struttura del Convento.
La struttura originaria, già minata dal terremoto del 1778 (cui il paese scampò, secondo la leggenda, grazie all'esposizione in processione del Santo Crocifisso delle Clarisse, da cui poi ebbe origine la processione del 3 maggio), divenne ancor più obsoleta nel corso dell'Ottocento per i provvedimenti restrittivi del Governo napoleonico e, dopo l'Unità d'Italia, del Governo italiano.
Il Convento fu quindi abbandonato nel 1886, mentre era in costruzione la nuova struttura. I lavori furono completati tra il 1889 e il 1893. Per circa un secolo, la struttura originaria è rimasta abbandonata e in stato di rovina, senza subire interventi devastatori o modificatori. Recentemente, grazie ad un intervento voluto dall'Amministrazione comunale, sono stati restaurati i muri maestri della chiesa, il forno (ben visibile subito a destra della facciata della chiesa e ad essa annesso), le vecchie mura con inglobata la porta dei "Gobbacci", la fonte (da tempo erano stati asportati i mascheroni, uno dei quali collocato in Peschiera) e la scala interna.
Testi e immagini tratti su concessione dal libro: Santa Fiora - Invito alla scoperta del centro storico e del territorio, Lucio Niccolai, Edizioni Effigi, Arcidosso, 2009.
Fotografie da Archivio Effigi.
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