Poggio Rota: osservatorio astronomico preistorico

Coordinate: 42.6026937 N, 11.5996883 E
Pitigliano
Poggio Rota

Da alcuni decenni tutta l’area a cavallo del confine tosco-laziale, compresa nei Comuni di Pitigliano, Sorano, Manciano, Farnese, Ischia di Castro, si è rivelata di grande interesse per la preistoria e in particolare per le Età del Rame (Cultura di Rinaldone) e del Bronzo.
Ma il territorio di Pitigliano ha riservato una straordinaria sorpresa: la scoperta di un osservatorio astronomico preistorico in località Poggio Rota.
La scoperta si deve a Giovanni Feo, che con molto intuito comprese la particolarità straordinaria di questo sito, posto ai margini di un pianoro, che guarda la media valle del fiume Fiora, poco a nord del ponte sulla SR 74, dalla parte opposta delle necropoli etrusche di Poggio Buco.
Il luogo si raggiunge prendendo la strada del Meletello dalla SR 74 appena dopo la Madonna delle Grazie (bivio a destra) fino presso il letto del Fiora, girando poi a sinistra intorno al cucuzzolo di Castel dell’Aquila e percorrendo una breve salita, al culmine della quale a destra si entra in un campo, al cui margine opposto si supera una fratta di alberi per arrivare nello spiazzo di Poggio Rota. Il luogo si può raggiungere anche da una strada bianca da prendersi lungo la SR 74, a circa 6 Km da Pitigliano, presso l’impianto della Ditta Europomice.
Nello spiazzo di Poggio Rota si presenta una serie di grossi monoliti in tufo di diversa altezza, posti a semicerchio, traforati da numerosi buchi, per i quali è difficile capire se sono dovuti all’erosione naturale o sono dovuti all’uomo (coppelle?); dietro i monoliti si trova un masso di tufo che si sviluppa orizzontalmente, su cui si rilevano evidenti squadrature della mano dell’uomo e sulla parte in piano gruppi di coppelle (fori rotondi a forma di coppa) disposti a croce o a triangolo; sulla destra compare una vaschetta scavata nel tufo, spesso piena d’acqua.
Rilevazioni effettuate da valenti archeoastronomi hanno confermato che si tratta di un antichissimo osservatorio preistorico orientato al tramonto del sole, rilevando la presenza su un monolite di un puntatore dell’orizzonte (scanalatura verticale profonda circa cm 20), fianchi dei monoliti lisciati e regolarizzati a formare stretti corridoi, numerosi giochi di luce al tramonto dei solstizi e degli equinozi (fasci di luce orientati, esplosione di luce nell’acqua della vasca ecc.).
Il sito di Poggio Rota è dunque un luogo eccezionale ed unico: una sorta di Stonehenge d’Italia!
Gli studiosi fanno risalire la costruzione dell'osservatorio al terzo millenio a.C. (2.500 a.C. circa), quindi attribuibile alla cultura di Rinaldone, presente nel territorio in quel periodo.
Pur con tutta la prudenza possibile, è esaltante pensare che gli antichissimi abitanti di questo territorio erano capaci di osservare i fenomeni celesti, più o meno quando gli antichi Egizi costruivano le piramidi.

Testo di Angelo Biondi e Franco Dominici dal libro “Pitigliano – Alla scoperta della città e del suo territorio”, Edizioni Effigi, Arcidosso 2013. Seguono alcune notazioni tratte da “Geografia Sacra”, Giovanni Feo, Edizioni Effigi, Arcidosso 2015 e da “La più antica civiltà d’Italia”, Alberto Conti e Giovanni Feo, Edizioni Effigi, Arcidosso 2019.

Sacralità primordiale - Poggio Rota

A circa un paio di chilometri dal Monte Tellere, sopra una collina che si affaccia sul fiume Fiora, si trova un cerchio megalitico con funzione astronomica, tipo Stonehenge, ancora integro.
Il nome del sito, riportato nelle mappe dell'Istituto Geografico Militare, è di per sè eloquente: Poggio Rota, esplicito riferimento alla forma rotondeggiante del circolo di pietre, anche se in realtà la struttura non è perfettamente circolare ma più complessa.
Col passare dei millenni i megaliti si sono miracolosamente salvati e ancora si distingue chiaramente l'originaria struttura.
Le grandi pietre sono dieci, cinque alte circa tre metri; le altre, in posizione esterna rispetto al cerchio, sono alte pressapoco la metà. Ponendosi al centro del cerchio si vedono ai lati due massi e tre sul davanti. Ogni masso è separato dall'altro da una fenditura verticale, attraverso le quali si ha una visuale della vallata sottostante, del fiume e dei monti all'orizzonte.
L'intera struttura è orientata in modo che la linea solstiziale estiva attraversi il centro del monumento. E' la medesima orientazione del cerchio di pietre di Insuglietti e dei megaliti allineati del Monte Tellere.
Anche a Poggio Rota è riconoscibile la "firma" dei costruttori, segnata sulla superficie delle rocce con numerosi fori circolari e nicchie ellittiche di varie misure.
Ponendosi al centro della struttura, si ha di fronte un megalite appuntito. Al momento del tramonto, il 21 giugno, data del solstizio estivo, l'astro di luce scende perpendicolarmente sul megalite a punta, per un attimo si posa sulla cima del masso, poi cala dietro di questo, per poi tramontare sopra la sella tra le due vette montane (Monte Nero) che si stagliano all'orizzonte.
Nell'accurata ricerca pubblicata da un noto accademico statunitense, Vincent Scully, sono riportati i dati relativi all'orientamento dei maggiori templi ellenici. L'autore ha dimostrato che, nella maggior parte dei casi, i templi furono orientati in direzione di un monte o della sella tra due cime montane; il sole, nelle date prestabilite, andava a calare o a sorgere esattamene nel punto prescelto, secondo un modello tra i più ricorrenti.
Il monte, o il dosso tra due cime, nella terminologia astronomica è chiamato marcatore, ovvero il punto sull'orizzonte dove si può osservare, in certe date, il sorgere o il tramontare del sole.
E' ormai convinzione comune che il cerchio megalitico di Poggio Rota fu eretto dal popolo dei Rinaldoniani, lo stesso che verosimilmente realizzò l'altro circolo di pietre nella vicina Poggio Buco, in località Insuglietti, e che scolpì i dodici monoliti di Monte Tellere. Lo stesso che realizzò un'originale arte rupestre, perforando con nicchie, cellette e vari tipi di cavità, la superficie di megaliti e le pareti rocciose delle gole della valle del Fiora.

I luoghi del Rinaldone - Poggio Rota

Oggi è possibile ricostruire, con buona probabilità di essere nel vero, quello che potrebbe essere successo nella media età del Rame (III millennio a.C.).
L’attività vulcanica aveva formato sulla collina di Poggio Rota un cono eruttivo, sul quale si era solidificata una grande formazione vulcanica di tufo. Da questo sito, sulla riva sinistra del fiume Fiora, si poteva scorgere un’ampia parte del territorio circostante: verso nord il monte Labbro e la sella formata dalle due cime del monte Amiata, montagne ritenute sacre, grazie alla loro altezza e alla particolare morfologia strutturale.
Poggio Rota si trova su una collina sotto la quale scorre il fiume Fiora, da lì tutt’ora visibile; verso ovest, al tramonto del sole, l’osservatore poteva vedere sull’orizzonte la linea ondulata delle colline, con selle e picchi montani.
Da quel masso informe i sacerdoti-astronomi rinaldoniani fecero ricavare dieci monoliti sagomati, realizzando un complesso monumento astronomico con finalità di culto e di uso pratico.
I costruttori del sito tracciarono sui monoliti delle fenditure (puntatori) con orientamenti diversi, attraverso le quali, da un preciso punto di osservazione (il solium), potevano seguire il movimento del sole e degli altri astri.
Da uno dei massi di tufo fu ricavata una vasca per la raccolta di un liquido, probabilmente per fini rituali e astronomici, utile all’osservazione del sole e della luna ri•essi sulla superficie della vasca stessa. L’epoca a cui viene fatta risalire la costruzione dell’osservatorio è quella in cui altre culture, presenti in Europa, costruivano complessi megalitici con finalità simili a quelle di Poggio Rota.
È l’epoca della costruzione di Stonehenge, il complesso megalitico ritenuto, come Poggio Rota, un osservatorio astronomico, o anche i monumenti di Malta, delle isole Baleari e i tanti monumenti eretti in Sardegna, spesso ancora più antichi. È anche l’epoca della grande piramide di Gizah.

Poggio Rota – Studi archeoastronomici

Durante gli anni, dal 2005 in poi, diversi studiosi, di varie discipline, sono venuti a compiere rilevazioni nel sito di Poggio Rota.
Gli archeoastronomi: Giulio Magli, Adriano Gaspani, Antomari Ottavi, François Radureau, Enrico Calzolari, Luigi Torlai, Leonardo Malentacchi.
I geologi: Alessandro Fioravanti, Alfonso Giusti.
L’archeologa Nuccia Negroni Catacchio.
Il sito di Poggio Rota è orientato verso il settore occidentale per tutto l’arco dei fenomeni solari al tramonto. Lo studio del sito si è protratto dalla primavera all’equinozio di autunno e ulteriormente fino al solstizio d’inverno dell’anno 2008. I dati rilevati hanno consentito di poter affermare con sicurezza che Poggio Rota è un osservatorio astronomico e calendariale, basato sull’osservazione del Sole.
Tutto ciò non esclude che il sito permetta anche le osservazioni della Luna, e pur non potendosi documentare in loco tutto il decorso dell’anno lunare (che dura 18 anni, sei mesi e cinque giorni solari) si è potuto controllare che il megalite (N. 1), è sia allineato con il tramonto del Sole al solstizio d’inverno, sia con il tramonto della Luna al Lunistizio estremo sud, che avviene con un azimuth di 5° più ampio.
Ciò che Poggio Rota ha svelato alle discipline di paleoastronomia ed archeoastronomia è la estrema elaborazione, resa possibile dal materiale tufaceo, per osservare e contemporaneamente validare gli allineamenti solstiziali ed equinoziali, da più punti di osservazione. Questa estrema diligenza è apparsa più accentuata per ciò che concerne il solstizio d’inverno, per la cui osservazione sono emersi ben tre punti di osservazione. Per l’equinozio e per il solstizio d’estate sono emersi per ciascuno due punti di osservazione.
Nella letteratura di settore nessuno aveva finora rilevato queste elaborate strategie di validazione. Una delle più belle scoperte fatte nel sito di Poggio Rota dagli studiosi che fanno parte dell’Associazione Tages di Pitigliano è stata quella dei “giochi di luce” che anticipano i fenomeni astronomici degli equinozi e dei solstizi, in modo che non possano passare inosservati, per errore, nella celebrazione liturgica da parte delle antiche tribù, che sapevano cogliere le particolari energie cosmiche di questi momenti.
Questi giochi di luce sono stati ottenuti dai costruttori intagliando ulteriormente le basi dei monoliti con grande accortezza .
Nella letteratura di settore non risulta ancora trattato ufficialmente questo tipo di fenomeno propedeutico, per lo meno per quanto riguarda la Preistoria.
Emerge inoltre in Poggio Rota una ricchezza di seggi (solium) per i sacerdoti-astronomi, non riscontrabile in altri siti di paleoastronomia e di archeoastronomia.

Documentazione fotografica

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Osservatorio astronomico preistorico di Poggio Rota. [2]

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Poggio Rota, Pitigliano (GR):la pianta del sito realizzata da Enrico Calzolari (archeoastronomo).
La pianta riproduce esattamente la forma sul piano orizzontale e la posizione di ciascun megalite. Tre sono i punti di osservazione (solium) rilevati; di questi, il principale sembra che sia stato quello corrispondente alla pietra n. 11, posta sul lato est del sito. [3]

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Poggio Rota, Pitigliano (GR): megalite n. 1, sul monolite fu ricavato un puntatore che mira in direzione della sella formata dalle due gobbe di una collina all'orizzonte.
La fenditura, nella nostra epoca, è attraversata dal sole i giorni 11 novembre (San Martino) e 30 gennaio (Santa Martina), ovvero 40 giorni prima e 40 giorni dopo il solstizio invernale.
All'epoca in cui si presume sia stato realizzato l'osservatorio, la luna, nella posizione del lunistizio estremo inferiore era visibile al centro della fenditura e la stella Sirio, al tramonto, appariva ad annunciare il verificarsi del fenomeno lunare.
Per guardare attraverso la fenditura ci si deve posizionare avendo alle spalle il megalite n. 10.
[4]

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Poggio Rota, Pitigliano (GR): megalite n. 3, il monolite ha la posizione centrale nel sito, ha forma appuntita ed è orientato verso il solstizio estivo (azimut 300°) che, sull'orizzonte, ha quale 'marcatore' la sella del monte Nero.
Il fenomeno può essere osservato dal (solium) punto di osservazione n. 11.
La linea che unisce il megalite n. 3 e il solium (11), lascia alla sinistra i megaliti 10 e 2 e alla destra i megaliti 9 e 4. Tutti della stessa altezza. [5]

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Poggio Rota, Pitigliano (GR): megalite n. 8 (altare), nel giorno dell'equinozio (ore 12) il sole attraversa la superficie del megalite, intersecando con l'ombra (proiettata da uno gnomone) quattro coppelle e una successiva fenditura longitudinale. Un taglio orientato verso ovest scopre Monte Nero sul cui crinale nord (azimuth 306°49') tramonta la luna nel momento del lunistizio estremo superiore; altro taglio del margine ovest del megalite è orientato verso Nord (azimuth 256°).   [6]

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Osservatorio astronomico preistorico di Poggio Rota. Giovanni Feo ci indica con un ramoscello il puntatore in direzione Nord = Monte Amiata. [7]

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Osservatorio astronomico preistorico di Poggio Rota. Megalite n. 7: vasca utilizzata per fini rituali e per l'osservazione degli astri riflessi sulla superficie dell'acqua. Sulla pietra è visibile un puntatore che segue la direzione e il punto NORD; all'epoca (2500 a.C. circa) si poteva vedere la stella polare Èuban (Alfa della costellazione del Drago) sulla sella del monte Amiata. [8]

Fonti

Testi e immagini tratti dai libri
"Pitigliano - Alla scoperta della città e del suo territorio", Angelo Biondi e Franco Dominici, Edizioni Effigi, Arcidosso, 2013
"Geografia Sacra ", Giovanni Feo, Edizioni Effigi, Arcidosso, 2015
"La più antica civiltà d'Italia", Alberto Conti e Giovanni Feo, Edizioni Effigi, Arcidosso, 2019.

Fotografie di TAGES [3,6] e di Walter Fioramonti.

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